Partita Iva: indennizzo Inps da 516 euro al mese già a 57 anni, ecco come fare con la rottamazione della licenza

Indennità di accompagnamento

Probabilmente mai come in questa terribile fase della vita di tutti i giorni, sono molti i commercianti, gli artigiani, i gestori di attività commerciali varie, che pensano a chiudere per via della grave crisi economica. I continui lockdown, prima quello generale della scorsa Primavera e poi quelli di questi giorni, con chiusure anticipate un po’ ovunque, con limitazioni altrettanto diffuse o con chiusure totali imposte dalla zone rosse, stanno mettendo a dura prova i titolari di Partita Iva.

E così c’è chi dice che non aprirà più, che le chiusure stanno mettendo in ginocchio una vasta fetta di tessuto produttivo nazionale. Un aiuto in questo senso lo prevede l’Inps, e non si tratta di in bonus o di un contributo a fondo perduto utile a ristorare (un termine ormai usato su larga scala dal governo) in parte le perdite di utile delle Partite Iva. Parliamo dell’indennizzo commercianti, cioè di un assegno che accompagna alla pensione il titolare di una Partita Iva che restituisce la licenza.

Indennizzo commercianti, come funziona?

Inps pensioni

Lasciare la licenza, o come si dice, rottamare la licenza di un bar o di un tabacchi, di un ristorante piuttosto che di un minimarket o un negozio di scarpe ed accessori, da diritto alla corresponsione di un indennizzo da parte dell’Inps. Nello specifico si tratta di una indennità di 516 euro al mese che accompagna il lavoratore autonomo al raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni di età. Naturalmente servono almeno 20 anni di contributi quando si tratterà di richiedere la prestazione di vecchiaia.

L’importo della prestazione  è pari al trattamento minimo della pensione che l’Inps eroga agli iscritti nella gestione commercianti. L’indennità è assoggettata ad Irpef, e non sono previste trattenute sindacali  o corresponsione dei trattamenti di famiglia.

L’indennizzo comunque viene erogato ai titolari di Partita Iva che lasciano la licenza della loro attività e già a partire dall’età di 57 anni. Bisogna comunque rispettare determinati requisiti, primo tra tutti la

 Il bonus 516 euro al mese è riconosciuto alle partite IVA che chiudono definitivamente l’attività commerciale. Si tratta di un indennizzo riconosciuto a coloro che svolgono una specifica attività autonoma. In quest’articolo esamineremo chi può accedere al bonus  516 euro al mese fino alla pensione all’età di 57 anni. Il primo paletto da rispettare comunque è la definitiva chiusura dell’attività commerciale.

L’indennizzo ha decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda e viene erogato al beneficiario fino al mese di compimento dell’età pensionabile prevista.

Indennizzo commercianti, la platea dei destinatari

Possono sfruttare questo strumento che l’Inps mette a disposizione i titolari di attività di vendita con sede fissa di alimenti e bevande, cioè ristoratori, baristi, fornai e così via. Possono ottenere il benefit anche i titolari di attività all’ingrosso la cui l’attività è congiunta ad un’attività di vendita al dettaglio a prescindere dal criterio di prevalenza, i titolari di attività contemplate dal decreto legislativo n° 114 del 1998 ed anche gli intermediari come i promotori finanziari e gli agenti immobiliari.

L’indennizzo come dicevamo scatta già a 57 anni, ma solo se la titolare è donna. Per gli uomini infatti tale opzione è fruibile solo a 62 anni di età.

Per poter beneficiare dell’indennizzo occorre anche aver cessato del tutto l’attività commerciale. C’è poi il paletto dei contributi versati che devono essere pari ad almeno 5 anni come titolari o coadiuvanti del titolare di una di quelle attività che danno diritto al beneficio.

La licenza come detto deve essere riconsegnata al proprio comune e si deve provvedere alla cancellazione della propria attività dal Registro delle Imprese.

Indennizzo commercianti, gli esclusi

indennità commercianti

L’indennizzo non è ammissibile per gli esercenti attività commerciali all’ingrosso, per i titolari di attività commerciali on line,  per chi svolge l’attività di vendita a domicilio, di vendita per corrispondenza.

Esclusi sono pure coloro che svolgono attività di somministrazione di alimenti e bevande, in luoghi non del tutto aperti al pubblico. Per esempio, rientrano tra queste tipologie di attività quelle di ristorazione in scuole, ospedali e così via, cioè le tipiche mense. Inoltre non si può percepire l’indennizzo per i titolari di attività di somministrazione di alimenti e bevande con sede di lavoro nelle scuole, negli ospedali, nei palazzi delle Pubbliche amministrazioni, nei circoli privati.

Indennizzo commercianti, i chiarimenti dell’Inps

La misura è nata con l’entrata in vigore del decreto legislativo n° 207 del 1996. Nata in via sperimentale, la misura è stata più volte oggetto di rinnovo fino a diventare strutturale adesso.

Un passaggio importante sull’indennizzo lo ha prodotto l’Inps con la circolare n° 4 del 13 gennaio 2020. L’Istituto di fatto ha risolto un dubbio interpretativo che lui stesso aveva usato nel sospendere alcune domande di indennizzo ai richiedenti. Con la circolare che l’Istituto ha pubblicato sul portale ufficiale viene confermato che l’indennizzo è appannaggio di tutte quelle attività che hanno cessato l’attività a far data dal 1° gennaio 2017.

La condizione necessaria è che alla data di cessazione il richiedente abbia i requisiti utili alla fruizione dell’indennità.

Tra le altre cose nella stessa circolare l’Inps specifica anche le modalità di presentazione della richiesta di riesame per quelle pratiche sospese perché la cessazione dell’attività era antecedente il 2019.

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